52) Rovatti. Nietzsche e il pensiero debole.
La perdita del centro  un altro modo per dire fine della
metafisica o di prendere atto dell'insostenibilit di un
pensiero forte. L'uomo nuovo  colui che ormai ha imparato a
convivere con il nulla.
P. Rovatti, Trasformazioni nel corso dell'esperienza.
L'uomo, ha detto una volta Nietzsche, rotola via dal centro verso
la x. Si allontana dal proprio luogo certo, verso un luogo
incerto, un'incognita. Possiamo tentare di indicare, descrivere,
raccontare questa incognita? Forse, per, pi che di raccontare un
luogo non abituale, si tratta di intendere cosa significhi quel
"rotolare". L'uomo che rotola via  l'uomo del completo
disincanto, dell'ironia negativa, l'"ultimo uomo" che ormai ha
imparato a incassare tutto, che sa con un gesto degli occhi
accettare ironicamente ogni nichilismo? Oppure c' un oltre? E
questo oltre  la dispersione di tutto quanto abbiamo pensato con
la nozione di soggetto? Puro gioco di interazioni, convenzioni,
combinatoria di simulacri senza referente? Oppure  ipotizzabile
una "logica" del decentramento del soggetto che riesca a
descrivere nel medesimo tempo, che cosa accade all'uomo quando si
allontana dal suo centro e quale  il terreno, che innanzitutto
occorre riconoscere, sul quale un nuovo "senso" pu prodursi?.
Intanto: che altro  la perdita del centro se non la
dichiarazione, la sanzione che il pensiero "forte"  ormai
insostenibile? La situazione tipica del pensiero "forte"  infatti
quella in cui pensante e pensato, chi pensa e cosa si pensa sono
solidali: si tengono in una stretta, in una corrispondenza
speculare. La situazione che Nietzsche vede  caratterizzata,
invece, dalla possibilit del perdersi: l'uomo  giunto dinanzi a
un limite, un passo oltre e potr sprofondare, perdersi
completamente. Il luogo in cui il senso potr riattivarsi 
avvistabile solo di qui, drammaticamente. E' un luogo impossibile?
Molti motivi avremmo per dichiarare invalicabile questo limite:
per elaborare una logica della rinuncia che ci permetta di vivere
senza valori. L'"ultimo uomo"  l'uomo del compromesso che ha
imparato a convivere con il nulla. Il passo in pi  un
avventurarsi difficile: la soglia cela un'altra soglia, e sempre
ci ritroveremo dinanzi a essa mentre ci saremo incamminati per una
via tortuosa, accidentata, lunghissima e faticosa. L'immagine del
cammino  metaforica (ma la metafora non  forse sempre un
viaggio?). Essa indica uno stato d'animo, un nostro atteggiamento,
un modo di vita. In Umano troppo umano leggiamo di un "impavido
spaziare al di sopra degli uomini, dei costumi, delle leggi e
delle originarie valutazioni delle cose". Un libero spaziare?
Nietzsche riprender e corregger continuamente questa idea di
"leggerezza" e di "libert": l'abisso trascina in basso e la
spirale della necessit continua ad annodarsi. Non  possibile
librarsi in volo e liberamente spaziare come un uccello nell'aria:
forse l'unica alternativa  imparare a strisciare imitando il
serpente, poich solo aderendo alla terra avremo una possibilit
di sollevarci sopra di essa.
G. Vattimo e P. Rovatti, Il pensiero debole, Feltrinelli, Milano,
1987 5, pagine 29-30.
